Nostalgia
Una chimera inaspettata
temo all’orizzonte.
Per tale inganno
che nel fremito trova riparo,
ridurrò l’arrendevole, tenero cuore
alla sedentarietà;
bambinesca
appare l’immagine sua
al cospetto della luna.

Temo e desidero il peggio:
ridurmi all’animalesca nostalgia
per sempre.

 

Stanza
L’abitudine alla clemenza
non mi fa retrocedere:
resto qui a recuperare lo splendore.
A prepararmi all’indomani randagio
dentro i campi dello stupore.
Arriverà. Il destino illuminerà i giorni bui.
E farà del verbo la parola prima:
trasformare, incarnare.
Talvolta, restare.

 

Mille modi
Dammi mille modi per esplodere
affinché io possa coltivare la solitudine.
Assorbo il peso del silenzio con rassegnazione,
e risulta comodo accettare la poesia.
Dovrei proporre giochi nuovi alla nostalgia.
Spargere d’argento gli antichi turbamenti.

 

Risveglio
Nei foschi meriggi
l’ansia apre varchi rocamboleschi.
Fischiano i merli: aerei poetici
nei dintorni degli arcobaleni.
Dal tempo in cui insorse un’infernale fobia
risorge puntuale la sanguisuga
che l’esile corpo
affievolito ma teso,
prosciuga.
Le ore si addentrano solide
come dune nevose.
Accetto i giorni sbiaditamente uguali
accetto la colpa,
l’unica colpa che a stento confesso:
varcare faticosamente i campi della fioritura.

 

Primavera 
Infine tardò la primavera
scomposta su profumi di neve,
fra nuvole d’amaranto
la primavera tardò.
Cavando dai rigidi pini
un fumo tinto di bianco,
coi primi ciliegi
il fumo,
e i pini, scoperti,
tacquero in una lirica breve.

Si cresce tacendo
nella parola tagliente, esplodendo,
petali avvolgeranno
i secchi rami.